VISIONI AUTONOME

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IN EQUILIBRIO, SUL CONFINE

C’è un attimo che distingue uno stato di cose dall’altro: un momento di confine che si manifesta come punto di equilibrio. Questo istante amorfo non è ancora, ma già non è più; è una sospensione che viene colta in quel suo essere presente ed assente allo stesso tempo, all’interno di un luogo vago e fuggevole creato dal residuo emozionale di due scenari opposti, ma necessari l’uno all’altro per essere afferrati. Questo istante di mezzo che viene avvertito fugacemente vuole essere finalmente carpito nella sua peculiare realtà: l’essere un limite nutrito contemporaneamente dal mondo della stasi e da quello dell’impulso, che viene declinato come caduta. Ma il confine, in tal senso, non è il luogo di un’opposizione fra un mondo e il suo opposto, né una mera sovrapposizione dei due: si tratta invece di una sintesi che racchiude in un attimo il loro prodotto. Questa sintesi sembra costituire un vero e proprio terzo elemento: lo scatto fotografico, che abbraccia, e supera, la somma delle parti trasformandosi in nuova coscienza. il confine diventa incontro: c’è uno spazio di apertura radicale.

MATERICATION

Questi scatti nascono dalla voglia di ricercare quella che, per un fotografo, può essere la natura ultima della materia, della corporeità. Essa è, per me, il suo essere visibile in un certo modo, il suo essere manipolabile, plasmabile. Questa indagine si risolve in vero e proprio gioco tra il protagonista delle scene e gli oggetti intorno a lui.

MILANO, L'UOMO E LA CITTà - EXPO 2015

Una vetrina sulle novità, sul gusto, sulle forme che ci differenziano e rendono simili al tempo stesso. Un modo per cambiare il volto della città immergendola nello spazio e nel movimento di situazioni e chichè totalmente naturali. Salti, scatti, corse, un mix di colori e profumi che richiamano terre lontane capaci di narrare storie tutte diverse tra loro ma legate da un unico filo conduttore: Nutrire il pianeta. La forma altisonante e ordinata del movimento mostra la reale presenza dell’uomo multietnico, innalzandolo coma la massima espressione portavoce di EXPO 2015.

LADRO DI ANIME

Non è facile riuscire a catturare lo sguardo di qualcuno che sfugge irrimediabilmente ad esso, per questo, come un vero ladro (di anime), ho tentato di rubare le emozioni e gli stati d’animo insiti in scene di vita quotidiana, imprimendole nella pellicola fotografica.

BRIGHT THOUGHTS

ST.JUDE

l’equivoco che sussiste nell’omonimia tra i due Giuda del Vangelo mi spinge ad indagare l’idea di tradimento, personificata da Giuda Iscariota, e poi approdare al momento positivo dell’opposizione, San Giuda Taddeo, il patrono delle cause perse. Quest’ultimo è il vero protagonista, il simbolo del buon cuore e del coraggio, talvolta necessari per superare anche il più profondo dei tradimenti.

THE FAITH

in questi scatti ho voluto immaginare una cattedrale sotterranea, un ambiente freddo, dal sapore quasi metallico, e reinterpretare la fede dell’immaginario religioso in una dimensione quasi underground, asettica. L’unico simbolo presente è una croce, per il resto i rimandi sono perlopiù gestuali: i soggetti degli scatti mettono così in scena una mimica della fede al di fuori dell’ambiente sacro.

+

Per la sua longevità e resistenza l’olivo fu considerato simbolo dell’eternità e della tenacia. La sua capacità non solo di superare le difficoltà unita a quella di rinascere dopo essere stato abbattuto ne fecero il segno della vita, della capacità di superare le avversità e la morte stessa. Oggi emblema di pace, forza, fede, trionfo, vittoria, onore. L’olivo Riassume perciò la figura femminile che è la donna anziana in primo piano (la mia nonna). Ella tiene in mano una bambola al contrario a simboleggiare un’infanzia ormai abbandonata, si vede la fede che indossa a testimonianza della vita dedicata alla famiglia e ai suoi valori. L’abito nero, il lungo e pesante drappeggio, unisce i due protagonisti. L’olivo veste di valori e significati l’anziana signora, rappresentata uno stato d’animo triste e di sconforto, si trova infatti in una situazione molto difficile della sua esistenza percepibile inoltre dai toni molto cupi del paesaggio in cui ella si manifesta.

MACHBETH

La dimensione spirituale presente in Macbeth è la protagonista in questo progetto fotografico. Gli spiriti che s’insidiano nelle nostre azioni sono le nostre paure, le ansie, le preoccupazioni che ci stringono il petto. Queste cose sono i soggetti della scena messa in atto nella cornice, a me familiare, delle mie montagne. Fornendo loro una fisicità possiamo porci al loro cospetto, materialmente, ed esorcizzarle.

DECAY TIME IN THE SPACE

Se pensiamo alla dura pietra, al cemento, al marmo come fossero spugne strette nelle nostre mani avremmo una metafora capace di dar conto di quanto tutto ciò che ci circonda colga l’essere umano nel suo perpetuo passaggio. Ci troviamo così all’interno di un contesto che, apparentemente immutabile, respira a pieni polmoni la nostra umanità e ne è condizionato.

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