IN EQUILIBRIO, SUL CONFINE

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C’è un attimo che distingue uno stato di cose dall’altro: un momento di confine che si manifesta come punto di equilibrio. Questo istante amorfo non è ancora, ma già non è più; è una sospensione che viene colta in quel suo essere presente ed assente allo stesso tempo, all’interno di un luogo vago e fuggevole creato dal residuo emozionale di due scenari opposti, ma necessari l’uno all’altro per essere afferrati. Questo istante di mezzo che viene avvertito fugacemente vuole essere finalmente carpito nella sua peculiare realtà: l’essere un limite nutrito contemporaneamente dal mondo della stasi e da quello dell’impulso, che viene declinato come caduta. Ma il confine, in tal senso, non è il luogo di un’opposizione fra un mondo e il suo opposto, né una mera sovrapposizione dei due: si tratta invece di una sintesi che racchiude in un attimo il loro prodotto. Questa sintesi sembra costituire un vero e proprio terzo elemento: lo scatto fotografico, che abbraccia, e supera, la somma delle parti trasformandosi in nuova coscienza. il confine diventa incontro: c’è uno spazio di apertura radicale.

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